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Adolfo Natalini è una delle personalità più significative nel panorama degli architetti italiani e, per la sua grande sensibilità e versatilità, oltre che per la sua opera anche nel campo della pittura, Adolfo Natalini è stato definito "architettore". La sua visione lucida del ruolo del progettista e della funzione della pietra nel progetto architettonico viene ribadito anche nella realizzazione del Polo Universitario di San Donato . Il complesso comprende sette edifici che ospitano le Facoltà di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia e Commercio, la mensa, la Biblioteca ed i servizi per gli studenti. L’edificio della Biblioteca occupa uno degli isolati più grandi e si articola in due corpi collegati tra loro, uno contiene la biblioteca vera e propria per le Facoltà e l’altro la torre libraria. Questi sono posizionati alla fine di un viale lungo il quale sorgono gli edifici dell’Università e formano una sorte di cerniera con la grande piazza protesa verso il parco. La Biblioteca ha una strana forma a trapezio che, sul davanti, si incurva in una grande vetrata semicircolare e che, al suo interno, nasconde un pozzo fatto solo di luminosità e di aria: una sorta di cortile interno che prende luce dal soffitto a vetri e intorno al quale si affacciano le postazioni telematiche del primo e del secondo piano. Intorno a questo vuoto, il pieno della conoscenza. Chilometri di scaffalature a vista che partono dal centro verso i quattro punti cardinali, fino alle postazioni di lettura disposte sul perimetro esterno, vicino alle finestre. Circolano aria e tranquillità, tecnologia moderna e raccoglimento antico. «Il cuore di un' università, checché se ne dica, è una biblioteca» ha detto Adolfo Natalini. L’edificio si articola su tre piani, uno d’ingresso e due per le sale lettura, mentre i libri sono disposti su sei piani, poiché ogni sala di lettura è a doppia altezza. Naturalmente la Biblioteca è dotata di tutti i più moderni impianti, connessioni internet e quant’altro offra la tecnologia, ma il progetto cerca di valorizzare al massimo la potenzialità del libro, della luce e dello spazio. In questo modo l’edificio diventa un luogo di raccoglimento adatto allo studio ma anche un luogo urbano di incontro per il quartiere di San Donato e per Firenze. |
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