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L’edificio progettato da Odile Decq si apre sul parco centrale del nuovo quartiere in via di completamento a Novoli. Interpretando i vincoli e le indicazioni fornite dal piano urbanistico, il progetto prevede la costruzione di un complesso organizzato intorno ad una corte aperta verso il parco. Intorno alla corte, si aprono i ballatoi che connettono i diversi appartamenti (alcuni duplex), distribuiti nei tre corpi di fabbrica su impianto ad U, e le scale, trattate per configurare una leggera ma articolata successione spaziale. Alcuni degli appartamenti sono dotati di ampie terrazze affacciate sul parco; l’assetto distributivo genera così una elaborata configurazione dell’involucro, mentre i prospetti a nord sono interrotti dalle prese di luce dei locali di servizio. Il rivestimento della costruzione è composito: tagli di diverse dimensioni, ma prevalentemente orizzontali, determinano lo svilupparsi di un gioco di pieni e vuoti nei piani del curtain wall, mentre una maglia composta di differenti materiali (lastre di vetro e trama metallica) ricopre il prospetto principale verso il parco e consente di percepire l’articolazione delle terrazze. Gli appartamenti sono distribuiti in modo tale che i perimetri dei piani non coincidano con quelli definiti dai prospetti, i quali si avvolgono allo scheletro come una pelle non sempre aderente e plasticamente autonoma. Ciò costituisce l’aspetto più caratteristico di questo progetto. Al piano terra si aprono i locali commerciali, ospitati in una sorta di podio che si sviluppa liberamente. Districandosi da questi appoggi, le pareti si alzano come configurazioni polimateriche, liberamente modellate, mentre la corte si anima grazie al sovrapporsi e intrecciarsi dei piani disegnati dalle rampe delle scale e, soprattutto, dai ballatoi e dai “ponti” che congiungono i diversi alloggi con ricercata leggerezza. A differenza di quanto si può notare in altri suoi progetti, è evidente come con questo lavoro Decq abbia operato sul volume intagliandolo, piuttosto che modellandolo, privilegiando la tecnica del montaggio (esibita con piglio sciuro soprattutto nella corte) piuttosto che quella della fusione. Così come le piante dei diversi piani sono il risultato di un gioco complicato di incastri denunciato dall’alternanza dei vuoti e dei pieni nelle pareti a curtain wall, alla medesima maniera è un montaggio di superfici variamente trasparenti, accostate, sovrapposte ma non sagomate quello che si coglie nei prospetti fronteggianti lo spazio verde del quartiere, lungo i cui confini la costruzione si presenterà come una sorta di astratta escrescenza scultorea, organizzata intorno ad uno spazio attraversato da un’aerea sovrapposizione di piani. |
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